alessandracecchetto

Cleopatra

Foto di Alessandra Cecchetto
Testo di Roberto Mulas

L’idea di andare ad Uras nasce da un’irrefrenabile necessità di fare qualcosa, di aiutare. Il nostro amore per la vita ci avvicina costantemente a tutte quelle situazioni dove il respiro è il sintomo più evidente. Dove i contesti sociali si incastrano gli uni agli altri per consentirci di apprezzare la bellezza.
Il nostro muoverci e viaggiare avviene attraverso la spinta più istintiva e bestiale, verso lidi e situazioni in cui tutta la curiosità colma la sua sete e il nostro “poter fare qualcosa” si placa – nel bene, se possibile.

Uras – 21 novembre 2013. La memoria storica, il ricordo collettivo, la speranza di essere utili ci porta a vedere da vicino tutto l’accaduto muovendoci in uno dei comuni più sconquassati e devastati dalla forza dell’acqua. Documentare ciò che è successo attraverso le immagini, le fotografie e le interviste era quello che in quel momento poteva essere più affine alle nostre possibilità. Più di cento scatti, una ventina le persone intervistate aprono la possibilità di dialogo e del racconto, volevamo dimostrare l’affetto, essendoci e ascoltando i racconti per carpire tutto quello che un giorno ci sarebbe servito per mostrare. Scatti forti e racconti da non dimenticare. Le foto sono fatte da una macchina ma è la predisposizione del soggetto a renderlo il diretto esecutore. La memoria storica è il ricordo che ci permette di evitare questo dolore.

Testo tratto dal reading tenuto da Roberto Mulas ad Uras in occasione del Memorial.

L’aria, impercettibile portatore sano di emozioni, ha un odore unico in ogni paese della Sardegna. Nessuno degli elementi naturali è esente da quest’unione con la gente.
« S’aghera es carriga! »
(L’aria è carica!)
Un tempo bastava uno sguardo di un anziano in un limpido cielo d’agosto per capire che il giorno dopo avrebbe piovuto.
Nessun meteorologo sarebbe riuscito a prevedere in un lasso di tempo così breve che un diluvio era in arrivo.

Da quel giorno invece, l’acqua ha un posto in prima fila sulle labbra della gente di Uras. Non si parla più di siccità, non più una preghiera dei pastori affinché piova è rivolta verso quel Dio che ancora una volta unisce il sacro e il profano. L’acqua dà la dignità a un allevatore. Ma non si tratta solo di bere, ora si tratta di vivere perché l’acqua arriva dal cielo.

«Tronu ti falede!»
(Che ti scenda un tuono!)
Nel modo più cattivo si augura a chi si vuole male che un tuono possa ferirlo. Dopo il tuono arriva la pioggia. Pulisce il male e fa bene alla terra e all’aria ma la catena si è rotta.

Il brutale comportamento di quei sardi, e non solo, che hanno più volte sfidato la natura dando fuoco ai boschi. Il fuoco ha sempre riservato un’impersonificazione di un rito: danzare attorno a un fuoco acceso, che sia per la puntura di un’argia o per festeggiare S. Antonio. Quando nevica, il fuoco riscalda gli animi, i corpi e la carne. E’ questo il ruolo del fuoco, il fuoco è un amico dell’uomo.
<< S’astragu mi c’ada brusiau sos prantones! >>
(<< Il ghiaccio mi ha bruciato le piante! >>)

Un collegamento sottile tra il fuoco e la neve dal quale un sardo non può prescindere. Il fuoco brucia, la neve pure. L’acqua allaga e la terra si sposta grazie all’aria. Noi siamo solo un anello.

















17 images | slideshow

Share
Link
https://www.alessandracecchetto.it/cleopatra-p18854
CLOSE
loading