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L'ondata bianca

L’ondata bianca
Di Alessandra Cecchetto

Le foto raccontano la protesta che è in atto in Sardegna da parte dei pastori Sardi per chiedere un prezzo equo del latte ovicaprino. I pastori da giorni rovesciano il loro latte in strada invece di versarlo ai caseifici deputati alla trasformazione del prodotto.
In questo momento il prezzo del latte è sceso quasi ai minimi storici di 0.60 cent al litro. Questo prezzo svaluta completamente il lavoro e il sacrificio dei pastori, non permettendogli di coprire neanche le spese vive sostenute.
Dal 6 febbraio in poi quella che viene chiamata “l’ondata bianca” sta coinvolgendo tutti i comuni della Sardegna. In totale sono 12.000 gli allevamenti nell’isola che ospita circa il 40% di tutte le pecore presenti in Italia, producendo 3 milioni di litri di latte che viene utilizzato principalmente per la realizzazione del Pecorino romano ma anche del Pecorino sardo Dop e del Fiore sardo Dop.
I pastori affermano che la protesta non si cesserà finchè non si raggiungerà almeno il prezzo di 1 euro + iva a litro.
Per fare un kg di formaggio sono necessari 5 litri di latte più le spese vive sostenute che comprendono: mangimi, veterinario, fieno etc.
Il costo medio per 1 kg di formaggio per le grandi industrie è pari a 3 euro circa, di un prodotto che viene venduto sul mercato ad un prezzo medio di 15 euro al kg.
Queste sono le cifre del guadagno sostenuto dalle industrie a discapito del lavoro dei pastori.
La causa della svalutazione del prezzo del latte è legata principalmente alla forte sovrapproduzione di Pecorino Romano, con 60 mila quintali di prodotto invenduto che ha determinato un crollo sul mercato del costo della materia prima, a scapito della catena più debole della filiera: i pastori.
Nel gesto di versare il latte in strada c’è un profondo dolore e la disperazione, di persone e famiglie che hanno raggiunto il limite e hanno bisogno di essere ascoltate e tutelate.
Il latte versato nelle strade è un latte non pastorizzato, non commestibile. I pastori nonostante non stiano vendendo il latte devono necessariamente mungere ogni giorno il loro bestiame perché non vada incontro a patologie come la mastite.
La protesta si sta allargando ad un altro grande problema, ossia quello del controllo dei prodotti alimentari provenienti dai paesi comunitari che oltre privare i pastori, allevatori e agricoltori sardi di una grande fetta di mercato vengono indebitamente marchiati e venduti come prodotti Sardi.
Per questo i pastori insieme al riconoscimento di un prezzo equo del latte che gli permetta di sostenersi chiedono un controllo più ferreo e sanzioni reali per le merci proveniente dall’estero.
I pastori con i loro figli e le loro mogli, loro che si svegliano 365 giorni l’anno alle 5 del mattino per mungere, che fanno in media 20 km al giorno per far pascolare il bestiame chiedono che venga restituito al loro lavoro dignità e rispetto.
“Se muoiono i pastori muore la Sardegna” si legge tra i cartelloni della protesta..
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