alessandracecchetto

ongoing project

Foto di Alessandra Cecchetto
Testo di Roberto Mulas

In questo fotoreportage gli spazi si incontrano e raccontano un sobrio punto di vista di assenza. Di inconsapevoli scelte. Che nello sguardo di chi osserva trasmettono la necessità di fermarsi nella condizione dell'esser immobile. Bloccato all'interno di spazi con confini invisibili. Gli angoli diurni delle periferie marittime sono i punti ideali in cui riconoscersi. Le storie sono le stesse morbide e calde del quotidiano, come i colori scelti. Il pastello che fa da liaison tra i piccoli gesti dei pescatori e il racconto di uno scatto. Detriti e turpi latrine che incoscienti stanno ad aspettare solo l'usura. Un cerchio di storie e attenti piccoli osservatori che visitano gli angoli remoti, i margini di un non-luogo come il margine stesso.

Non esistono differenze negli ottavi piani di un palazzo popolare con vista mare. Gli abitanti subiscono lo stantio della schiavitù economica. Dovunque si trovi. Al borgo di Sant'Elia, per esempio. Dove l'incapacità di cambiare la propria posizione - metaforica e reale- perde sulla necessità di farlo. Antichi anfratti storici ricchi di prosperità che si trasformano in ancore di approdo per gli abitanti di Giorgino. Il quotidiano lo si respira, nel rione dei pescatori. E poi il faro. Dove si dimentica la pesantezza del cercare altrove ciò che si ha. Calamosca è la chiave di volta del confine mare-città. Quella meno abitata quasi per non essere violata dalle brutture dei pensieri monchi.

L'apertura del diaframma dura quanto la capacità di pensare a lungo termine, nelle periferie. Hic et nunc. Tutto il resto è un contorno di latte di dubbia salubrità o di fatiscenti strutture post belliche. L'autrice ha avuto la capacità di bloccare proprio quell'umano labile pensiero di chi sa, ma per pochissima istanti, che il mare non è solo un ostacolo dove fermarsi o un porto da cui rifornirsi. Il mare è il punto da cui partire o scegliere di ri-partire. Ma è qui, in questi spazi, che si prende coscienza della forza della città. E' la superficialità dell'estetica ad aver spinto via, allontanato irrimediabilmente verso il declino chi abita da queste parti. Centinaia di migliaia di brulicanti, possenti, vigorosi i e rumorosi cittadini assordanti che non lasciano spazio alla lentezza, al vero bisogno del nulla che solo qui, ai limiti si può trovare.

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